Una donna che torna Cantando, il nuovo album musicale di Vero Garay

Una donna che torna Cantando, il nuovo album musicale di Vero Garay

Redacción Visibles World · 18 Apr 2026 · 15 min lectura · Cultura y Diplomacia

Una donna che torna Cantando: l'album che unisce il Cile e il Messico attraverso la riconciliazione, il colore e la voce di Verónica Andrea Garay Opaso (Vero Garay)

musica cilena e messicana

Ci sono dischi che arrivano come una cartolina. Altri arrivano come una conversazione. E ci sono album che, oltre a suonare belli, sembrano mettere ordine dentro di sé. È questo, più o meno, ciò che si prova nel conoscere il progetto musicale Una donna che torna Cantando, il nuovo disco di Vero Garay, una cantante che vive un percorso personale tra il Cile e il Messico e che, a suo dire, trova nella sua musica un modo di tornare a sé stessa.

Il fulcro dell'album non è solo estetico. Il filo conduttore è narrativo e umano: una stessa donna in diverse sfaccettature. E quell'idea si ripete con insistenza amorevole nei testi e nel modo di produrre il suono: colore, brillantezza, momenti pop e anche intimità. La chiave è che, al centro, la canzone non viene usata per "mostrarsi", ma per riconoscersi.

Indice

Il concetto dietro "Una donna che torna Cantando"

In un'intervista emozionante e professionale con il noto giornalista dei media Álvaro Paci, la cantautrice cilena residente in Messico, Vero Garay, ha svelato il suo nuovo album musicale, che con le sue canzoni e la sua carriera unisce due culture attraverso la sua voce. Vero Garay ha approfondito il fatto che il processo della sua produzione è attraversato dal proprio trasferimento musicale e di vita: "dal Cile al Messico" come un cammino di crescita e maturazione. Non è solo geografia. È il modo in cui il corpo impara qualcosa di nuovo e l'identità si riassesta.

Il titolo, inoltre, contiene un gesto che sembra doppio: tornare cantando, ma anche tornare all'essenza. Vero Garay lo dice con chiarezza emotiva, mescolando riconciliazione e cura di sé, come se ogni brano fosse una sorta di abbraccio che ci si dà dentro.

"ha a che fare con una donna che torna cantando, ma non è né al Cile né al Messico… Torno a me… Torno alla mia essenza, torno a riconoscermi, torno ad amarmi."

Il disco, in questo senso, si costruisce come un percorso: canzoni che sostengono uno stesso nucleo, ma che cambiano angolazione, come quando si guarda una foto sotto un'altra luce. Vero Garay commenta che l'album riunisce sei canzoni proprie e tre canzoni provenienti da una trilogia messicana. Ovvero, convive l'intimità della sua scrittura con la connessione culturale che costruisce il ponte verso il Messico.

La storia di una donna in diverse sfaccettature (e perché connette con qualsiasi donna)

Vero Garay insiste su un'idea potente: la sua narrazione musicale parte da "lei" e, nonostante ciò, si trasferisce. È una donna che appare in molte parti del mondo, perché sostiene e accompagna. Non sempre con frasi altisonanti, ma con azioni quotidiane: quelle che "reggono", che sostengono il sorriso, che portano avanti la famiglia e, solo dopo di ciò, finalmente cominciano a riprendersi.

Questa premessa trasforma l'album in una sorta di specchio. Non è "mi succede questo", ma "c'è una parte di questo che vive anche in me". Ed è per questo che il concetto "Una donna che torna Cantando" funziona come ombrello emotivo, anche se non viene detto così in nessuna canzone.

Un testo che si sente collettivo, anche quando è personale

In diverse occasioni Vero Garay menziona come le canzoni diventino di altre persone quando le ascoltano. Quella risposta del pubblico, racconta, le conferma che la musica non resta sul palco. La canzone arriva alla vita reale e ognuno la adotta a modo suo.

"molta gente mi dice, ma sai che questa canzone sembra che l'abbia fatta per me."

Questo è fondamentale per capire il tono del progetto. Non si cerca di controllare come si sente la gente. Si costruisce uno spazio dove il brano può entrare con naturalezza.

Una donna che torna Cantando, il nuovo album musicale di Vero Garay

Dalla scuola alla chitarra: come nasce il suo cammino musicale

Vero Garay colloca il suo inizio musicale prima di quanto si pensi di solito. Dice di aver cominciato con la musica a 11 anni, e lo ricorda attraverso una canzone e un gesto domestico: sua sorella aveva la chitarra, e Vero Garay trovò in un canzoniere gli accordi di "Cuando Agosto Era 21", di Fernando Ubiergo.

La cosa interessante qui non è il dato, è l'immagine: lei che guarda gli accordi, impara, e copia il modo in cui qualcuno di vicino prendeva la chitarra. L'apprendimento comincia dal corpo, dall'osservazione, dalla pazienza delle ripetizioni.

"Ho cominciato a 11 anni ed è stato a Mirasol."

Da lì, la musica diventa compagnia permanente. Vero Garay racconta che cantava in parrocchia e a scuola, e che poi seguì un percorso formativo nel canto, legato alla SCD, dove lavorò il processo di apprendimento musicale.

Una frase riassume bene l'idea generale: la musica le stava accanto. Non "arrivò" un giorno e basta. Crebbe in parallelo alla vita.

Quando si decide di fare carriera (e perché a volte costa mostrarsi)

La conversazione devia verso il momento in cui una persona si interroga sulla carriera, sui dischi, sulle canzoni proprie. Vero Garay risponde che non è facile fissare un punto esatto, ma menziona un insegnante, Chico Zepeda (Herman Alfonso Zepeda Flores), come un incentivo fondamentale.

Quella spinta si traduce nel lanciare canzoni proprie in contesti pubblici, come la Fiera del Libro a La Serena. Vero Garay, tuttavia, parla anche del disagio: cantare il proprio era come spogliarsi, esporsi senza filtro. E questo le è costato parecchio tempo.

"… ogni volta che andavo a cantare una mia canzone, era come spogliarmizero filtro."

Con gli anni, ciò che appare non è "più coraggio" come un personaggio da film. Appare qualcos'altro di più quotidiano: l'apprendimento di accettarsi. Vero Garay capisce che, quando ci si accetta, si canta con meno armatura.

Cile al Messico: il processo personale come studio di suono

Parte del fascino dell'album è che il processo non si racconta solo in termini artistici. Vero Garay lo lega alla sua vita in Messico. Dice che la sua routine musicale include il lavoro con i bambini a Puerto Aventuras, vicino a zone come Cancún e Tulum, e specificamente al Colegio Puerto Aventuras.

Lì sorge una pratica creativa che, da quanto racconta, alimenta direttamente il suo disco: ogni classe a marzo fa la propria canzone. Vero Garay lo descrive come "il mese della creatività". E il lavoro pedagogico diventa seme.

"il mese di marzo… è il mese della creatività. Allora ogni classe fa la sua canzone."

Inoltre, Vero Garay menziona che vive lì da otto anni e che solo ora "fioriscono" certe cose. È un modo di parlare del tempo come materiale artistico. Non c'è fretta. C'è crescita lenta.

Seminare e osservare: la musica come pratica quotidiana

Quando un'artista insegna musica, accade qualcosa di curioso: accompagnando gli altri, si riordina anche il proprio. Vero Garay parla di genitori contenti e, soprattutto, di bambini che fanno musica. E questo aggiunge un ingrediente extra all'album: non è solo "la sua" voce; è un'energia collettiva che si allena.

Le cover di musica messicana: un ponte culturale con intenzione

Nel disco c'è anche un gesto di andata e ritorno culturale. Vero Garay commenta che include tre canzoni messicane prodotte da Janito Rivera, legate alla stagione del Giorno dei Morti. A quanto pare, queste canzoni hanno forte presenza in Messico, anche se forse erano meno conosciute altrove.

L'idea, nelle parole di Vero Garay, è creare un ponte culturale e rafforzarlo. Non si tratta di "imparare repertorio" e basta. Si tratta di presentare musica di un contesto con cui anche lei ora convive, e farlo con la sua voce.

"soprattutto per il Giorno dei Morti."

Vero Garay aggiunge che eseguendole dal vivo si sente quell'accoglienza calorosa: come se il pubblico riconoscesse. E menziona anche inviti a presentare il disco in luoghi come Veracruz e Oaxaca.

La fede e il modo di sostenersi: la gratitudine come muscolo

C'è qualcosa che appare in tutta l'intervista: la spiritualità, ma non come discorso rigido. Vero Garay la nomina come fuoco, come gratitudine, come un modo di continuare a fluire.

"c'è sempre quel fuoco… e c'è sempre quel grazie… a continuare a fluire."

Quando una voce parla così, i testi tendono a portare memoria e presenza. Vero Garay lo collega a canzoni del disco come "Estoy aquí", dove c'è un legame con i ricordi, con la risata, con le nonne e con chi non c'è più ma che resta presente in qualche modo.

"quando mi ricordo di mia nonna… o di chi non c'è più… ma che continua a esserci… e ti ricordi del suo sorriso e ti rasserena."

Quel rasserenare non è solo un effetto letterario. È una dichiarazione di intenzioni emotive: la canzone come luogo in cui respirare.

Una canzone per sua madre: riconciliazione, distanza e presenza

Di tutti gli assi del disco, questo è uno dei più chiari. Vero Garay racconta di aver deciso di fare una canzone per sua madre perché lei l'ha sempre incoraggiata, perché le piaceva che cantasse, perché c'era una routine familiare in cui gli zii e lei mettevano insieme canzoni e chitarre.

Poi appare un fattore che rende il gesto ancora più intimo: la distanza, il tempo, la pandemia. Vero Garay commenta che la canzone nasce come un "oggi canto per te", perché sua madre vive lì, presente anche quando ci sono distanze e dispiaceri.

"Ho cominciato che oggi canto per te, perché vivi accanto a me, nonostante tutte le distanze… la pandemia… lei è lì, è presente."

E menziona anche che girare il video è stato una sorta di riconciliazione. Non necessariamente per un conflitto drammatico, ma per quelle cose che a volte una persona non ha detto, o che sono rimaste in sospeso. Vero Garay lo chiama un passo gigante come donna: accettare l'altra persona com'è, non cercare di cambiarla.

"è bello perché è un passo gigante per me come donna di accettare, di voler bene… non voler cambiare la mamma…"

In questa parte, l'album smette di essere solo "suono" e si trasforma in pratica affettiva. È musica come apprendimento relazionale.

Come suona il disco: colore, brillantezza, pop e un'ampiezza nuova

Sul piano musicale, Vero Garay descrive un'aria con molto colore. Dice che il Messico ha colore e allegria, e al tempo stesso qualcosa di intimo. Quella mescolanza si traduce nel lavoro di produzione, a cura di Alejandro Janito Rivera e Gonzalo Maldonado, ai quali attribuisce di aver capito la sua essenza.

Menziona anche una canzone d'autore rinnovata, con un suono particolare: un pianoforte che ricorda, secondo lei, l'energia di Whitney Houston. E, inoltre, parla di ampliare la tavolozza: passare dalla "chitarrina e la voce" a cose nuove, in gruppo, giocando a fare musica e divertendosi.

"È un rischiare di uscire dalla mia zona di comfort, della chitarrina e la voce."

Giocare come tecnica: la parte che si progetta anche

Quando un'artista nomina il gioco come forma di creazione, sta insinuando qualcosa sul processo: non tutto è pianificazione rigida. C'è anche prova emotiva, interazione e sperimentazione.

E se l'album si sente così, non è un caso: Vero Garay lo racconta come parte del modo in cui è stato prodotto.

L'evoluzione vocale: dagli acuti difficili a una voce "intera"

Vero Garay parla della sua voce come di uno strumento che si allena con il tempo. Racconta che, da piccola, aveva acuti "difficili", ma che oggi il suo registro è cambiato.

Come lo spiega? Come crescita muscolare delle corde vocali, e come apprendimento progressivo di tecnica. Menziona una prima maestra, Inés Delano, che le ripeteva che c'erano ancora cose da imparare, anche se al momento Vero Garay non capiva a cosa si riferisse. Con gli anni, ora lo capisce come un allenamento continuo.

"essendo, diciamo, muscoli… le corde vocali si allenano via via."

Vero Garay descrive la sua voce attuale come più rotonda, più vissuta, più unita al corpo. E lo dice con un'immagine quasi tattile: una voce "che viene con l'anima" e "non è separata".

"una voce che non è separata da questo corpo… una voce intera."

Dice anche che continua a sperimentare e a imparare. Allo stesso tempo, menziona che insegna canto e musica, e che questo la rafforza. C'è qualcosa di bello qui: la sua voce non resta congelata nel "prima". Continua a costruirsi con la pratica quotidiana.

Donne che cantano e costruiscono: forza femminile dietro il disco

Uno dei contributi più interessanti dell'album non è solo il messaggio nei testi. È anche chi appare attorno a Vero Garay e come la circondano.

Vero Garay parla di un "gruppo di donne" che canta e suona la chitarra. E lì aggiunge una componente culturale: la forza femminile in Messico che è radicata in progetti di vita, con avanzamento a forza di braccia. Menziona in particolare la direttrice della scuola, Gabi Kozelj, alla quale attribuisce forza, coraggio e una vita preziosa costruita passo dopo passo.

Vero Garay si appoggia inoltre a canzoni del disco come "Mar canta historias de mujer construyendo sueños" e solleva la continuità generazionale: come ciò che esse fanno si intreccia per quelle che vengono dopo.

"Mar canta storie di donna che costruisce sogni… e come si intrecciano per tutte noi che veniamo dopo."

Menziona anche la canzone "las que caminan" che, come spiega, integra un coro di amici e persone vicine dal Cile. Dice che hanno registrato insieme, convocando persone che hanno fatto parte del suo processo. Questo fa sì che il disco abbia una texture di comunità, non solo di solista.

Le parole che sostengono l'album: riconciliazione, tornare e continuare a fluire

Alla fine, ciò che rende coerente tutto il progetto è l'insieme di parole che Vero Garay ripete in modi diversi: tornare, riconciliare, accettarsi, ringraziare, fluire, sostenere.

Il suo disco, "Una donna che torna Cantando", si sente come un modo di trasformare il personale in linguaggio artistico accessibile. Non bisogna capire tutti gli strati per connettersi con le canzoni. Basta riconoscere l'emozione.

E se si dovesse riassumere in una sola idea, sarebbe questa: l'album propone un ritorno al centro, usando la musica come bussola.

Parole chiave del progetto (per continuare a pensare l'album)

Per chi vuole esplorare l'universo del disco con uno sguardo più di design e contesto culturale, ecco alcuni assi presenti nella conversazione. Sono parole che si ripetono nel modo in cui Vero Garay spiega la sua opera.

FAQ su "Una donna che torna Cantando"

Di cosa parla l'album "Una donna che torna Cantando"

L'album si costruisce come un filo conduttore su una donna che torna cantando e che, secondo Vero Garay, torna anche alla sua essenza, a riconoscersi e ad amarsi. I testi funzionano come storie che sostengono, riconciliano e connettono con l'esperienza di molte donne.

Quante canzoni include il disco e ci sono cover

Vero Garay commenta che il disco riunisce nove canzoni proprie e tre canzoni di una trilogia messicana. Queste canzoni si relazionano con il Giorno dei Morti.

Che influenza ha il Messico sul suono

Vero Garay descrive il disco con un'aria di molto colore, brillantezza e vivacità, menzionando che il Messico ha colore e allegria ma anche intimità. Sul piano musicale nomina momenti pop e un'ampliamento di suoni oltre la chitarra e la voce.

Chi partecipa alla produzione

Vero Garay menziona come produttori o responsabili musicali Alejandro "Janito" Rivera e Gonzalo Maldonado. Commenta anche che Janito Rivera produce la parte musicale delle canzoni messicane che include.

C'è un brano dedicato a sua madre

Sì. Vero Garay racconta di aver fatto una canzone per sua madre, collegandola con la distanza, la pandemia e un processo di riconciliazione. Solleva l'idea di accettare l'altra persona com'è, senza cercare di cambiarla.

Come descrive la sua evoluzione vocale

Vero Garay spiega che la sua voce è cresciuta e si è allenata con gli anni. Dice che prima aveva acuti difficili e che oggi suona più rotonda, connessa al corpo e con una sensazione di voce "intera". Menziona anche la formazione vocale e il fatto di insegnare canto come parte del rafforzamento.

Perché è importante la forza femminile nel disco

Vero Garay collega l'album a un ambiente dove cantano donne, suonano la chitarra e costruiscono progetti di vita. Nel disco appaiono testi che parlano di storie di donne che costruiscono sogni e si intrecciano per quelle che vengono dopo.

Che relazione ha Puerto Aventuras con il suo processo

Vero Garay racconta che vive in Quintana Roo, vicino a Cancún e Tulum, e lavora con bambini al Colegio Puerto Aventura. Lì promuove attività creative come far sì che ogni classe crei una canzone a marzo, qualcosa che descrive come seme che inizia a fiorire.

Una proposta estetica ed emotiva da ascoltare con calma

"Una donna che torna Cantando" non si presenta come un artefatto freddo. Si presenta come una mappa di ritorno: all'essenza, alla propria voce, alla riconciliazione e al sostegno che molte donne offrono in silenzio.

Se la si guarda come pezzo culturale, il disco funziona anche come ponte tra il Cile e il Messico. Include repertorio messicano per stagioni come il Giorno dei Morti e lo collega a una voce che, invece di nascondere il passato, lo converte in linguaggio del presente.

E forse questo è l'invito più semplice e onesto del progetto: ascoltare come chi conversa. Non per "capire tutto", ma per riconoscere un'emozione e continuare a respirare al suo interno.

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